Le competenze più richieste dal mercato del lavoro
Per un adulto che vuole rimettersi in gioco, questo è un vantaggio: puoi costruire un profilo solido lavorando su competenze trasversali (quelle che ti rendono efficace ovunque) e aggiungendo poi una specializzazione, anche graduale. In questo articolo trovi una mappa chiara delle skill più cercate e, soprattutto, indicazioni pratiche per capire da dove partire e come dimostrarle in modo credibile.
Perché le competenze “si spostano” così velocemente?
Perché tecnologia, transizione ecologica e servizi alle persone stanno ridisegnando attività e ruoli. In Italia, le previsioni del Sistema Informativo Excelsior stimano un fabbisogno complessivo tra 3,4 e 3,9 milioni di nuovi lavoratori nel periodo 2024-2028, trainato soprattutto dai servizi e dalla sostituzione di chi va in pensione.
Dentro questo numero c’è un messaggio importante: non serve immaginare un futuro “fantascientifico”, basta guardare alle richieste quotidiane. Le aziende cercano persone in grado di adattarsi, imparare strumenti nuovi e lavorare bene con gli altri, perché i processi cambiano spesso e i team sono sempre più ibridi (ufficio, remoto, fornitori esterni).
Se punti su adattabilità + metodo + una specializzazione spendibile, riduci il rischio di “studiare cose che scadono”.
Quali soft skill fanno davvero la differenza nei colloqui?
Le soft skill servono perché sono difficili da automatizzare e perché impattano direttamente su produttività e clima di lavoro. Il World Economic Forum, nel suo Future of Jobs Report, mette in alto competenze come pensiero analitico, creatività, resilienza, curiosità e apprendimento continuo.
In pratica, cosa cercano le aziende?
Tradotte in pratica, le aziende vogliono persone che:
• Sanno ragionare su dati e problemi, senza andare in confusione quando manca un pezzo di informazione.
• Comunicano in modo chiaro, soprattutto su priorità, scadenze e responsabilità.
• Gestiscono imprevisti e stress, mantenendo affidabilità (anche quando il piano cambia).
• Imparano velocemente, perché strumenti e procedure vengono aggiornati spesso.
Un esempio concreto: in un ruolo amministrativo o di segreteria, non basta “saper usare il PC”. Conta saper gestire richieste diverse, organizzare priorità, parlare con clienti/fornitori, prevenire errori e rispettare tempi.
Le competenze digitali di base: cosa significa “averle” davvero?
Qui la risposta è semplice: significa saper usare il digitale per lavorare meglio, non “smanettare”. E il bisogno è reale: in UE, nel 2023 il 56% delle persone tra 16 e 74 anni aveva almeno competenze digitali di base, ancora lontano dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030.
Quali abilità minime servono nella vita lavorativa?
Per molte professioni, la soglia minima include:
• Gestione file e cartelle in cloud
• Uso consapevole di posta, calendario, video-call
• Fogli di calcolo per operazioni pratiche (filtri, tabelle, formule semplici)
• Attenzione alla sicurezza (password, phishing, backup)
Domanda tipica: devo imparare a programmare?
Se non punti a un ruolo tecnico, spesso no. Meglio consolidare gli strumenti che userai ogni giorno e diventare affidabile su quelli: è ciò che fa aumentare velocemente la tua spendibilità.
Dati, AI e automazione: competenze richieste anche fuori dall’IT
Serve saper lavorare “a contatto” con l’AI, anche senza essere sviluppatori. Il WEF segnala AI e big data tra le competenze in crescita, insieme a capacità di analisi e pensiero critico.
Cosa significa, concretamente, per un lavoratore?
Nella pratica, questo può voler dire:
• Leggere un report, individuare trend e anomalie
• Usare strumenti che generano testi o analisi, verificando e correggendo
• Impostare istruzioni chiare (prompt) e controllare l’output
• Capire limiti, bias e rischi di dati non aggiornati o incompleti
Qui entra in gioco una competenza “madre”: alfabetizzazione (comprendere testi, istruzioni, numeri). L’OCSE, con la Survey of Adult Skills, mostra che una quota rilevante di adulti ha livelli molto bassi in abilità di base come literacy e numeracy, che sono fondamentali per apprendere nuove competenze.
Competenze green e sicurezza: richieste trasversali, non di nicchia
La risposta è: sì, la sostenibilità riguarda anche lavori tradizionali. Le stime Excelsior parlano di milioni di lavoratori con competenze green richieste dalla transizione ecologica, in particolare in costruzioni, industria e servizi legati all’efficienza energetica.
Quali aspetti “green” vengono richiesti più spesso?
Non significa diventare “esperti ambientali” da un giorno all’altro, ma conoscere:
• Buone pratiche per ridurre sprechi e consumi
• Norme e procedure legate a qualità e sicurezza
• Strumenti per monitorare indicatori (energia, materiali, logistica)
A questa area si collega un tema spesso sottovalutato: cybersecurity di base. Anche ruoli non informatici gestiscono dati sensibili, accessi e documenti: le aziende cercano persone che non trasformino un errore banale (clic su un link) in un problema enorme.
Quando ti manca un pezzo di percorso: studio e lavoro possono stare insieme
La risposta è: sì, se scegli un percorso sostenibile e misurabile. Molti adulti scoprono che il vero collo di bottiglia non è la motivazione, ma l’organizzazione: tempo, metodo, obiettivi realistici e supporto. In questi casi può essere utile valutare soluzioni strutturate come quelle proposte da Formazionepiù, un portale informativo dedicato a orientare chi vuole riprendere gli studi e capire come funzionano percorsi flessibili di recupero anni scolastici, diploma e preparazione da privatista, con indicazioni pratiche su requisiti e modalità.
Il punto chiave, per chi lavora, è scegliere un piano che regga nel tempo: meglio avanzare con continuità che fare “tutto e subito” e mollare dopo tre settimane.
Come capire quali competenze servono a te?
Parti da un lavoro-obiettivo e fai un check realistico tra “richiesto” e “già posseduto”. Un metodo rapido:
1. Scegli 3 annunci per ruoli che ti interessano davvero (stesso settore).
2. Evidenzia skill e strumenti ricorrenti.
3. Classifica in: “so farlo”, “so le basi”, “non so farlo”.
4. Crea un micro-piano di 8 settimane con 1-2 obiettivi misurabili (es. fogli di calcolo livello base + gestione documenti cloud).
Come dimostrare le skill senza inventare nulla
• Porta un esempio concreto (“ho ridotto errori/tempi con una procedura”).
• Mostra un risultato (“report mensile, file ordinato, processo standard”).
• Se studi, raccogli prove: esercizi, attestati, mini-progetti, simulazioni.
Un’ultima cosa che conta più di quanto sembra
La continuità. I report internazionali insistono sul bisogno di formazione continua e sull’idea che molti lavoratori dovranno aggiornarsi nei prossimi anni.
Per chi sta chiudendo un percorso di studi o ripartendo da zero, l’obiettivo non è rincorrere ogni moda, ma costruire un profilo affidabile: basi solide (lingua, numeri, digitale), soft skill ben allenate e una specializzazione coerente con il lavoro che vuoi. Se oggi fai un passo piccolo ma concreto, tra sei mesi avrai materiale reale da raccontare a un recruiter.